Nelle ore tranquille della notte, Terry si ritrovava spesso a ripercorrere le ultime settimane che avevano preceduto la scomparsa di sua madre, alla ricerca di indizi che, da giovane, gli fossero sfuggiti. Evelyn Vance era stata una donna tranquilla e di rigida disciplina. Ritagliava i buoni sconto, controllava due volte gli scontrini della spesa prima di archiviarli e ricuciva i bottoni staccati piuttosto che comprare vestiti nuovi. Ma durante quell’ultimo autunno, il suo mondo frugale e prevedibile aveva cominciato a sgretolarsi.
Terry ricordava di averle fatto visita due settimane prima che scomparisse. Era stata stranamente nervosa, controllando più volte il catenaccio della porta d’ingresso mentre preparava il tè. Quando lui le aveva chiesto se stesse bene, lei aveva fissato fuori dalla finestra della cucina, borbottando qualcosa sul lavoro e su alcune figure sospette.
«È solo lo stress del lavoro, mamma», le aveva detto Terry, accarezzandole delicatamente la spalla. «Non lasciare che ti facciano arrabbiare». Lei era rimasta in silenzio, fissandolo con uno sguardo che lui allora non aveva capito: uno sguardo disperato e diffidente. Ora, dodici anni dopo, quel ricordo lo tormentava con un senso di colpa. Aveva cambiato argomento. Non l’aveva ascoltata.