Toc. Toc. Toc. «Pacco per Kayla!», gridò di nuovo l’autista. Attraverso il microfono aperto sul bavero di Reed, Teresa udì un leggero fruscio provenire dall’interno. Derek si fermò dietro la porta d’ingresso, sbirciando attraverso lo spioncino. Vedendo un normale passante in piedi sotto il portico con un pacco in mano, sganciò la catena di sicurezza e girò il catenaccio.
Non appena il chiavistello scattò, l’agente Reed, che era rimasto accovacciato fuori dalla vista proprio accanto allo stipite della porta, spinse al sicuro da parte l’autista e sbatté la porta verso l’interno con tutta la forza possibile. Il pesante legno colpì la spalla di Derek, facendogli perdere l’equilibrio e facendolo cadere sul parquet dell’atrio. Reed si lanciò oltre la soglia, bloccando Derek a terra e ammanettandolo prima che potesse reagire.
Gomez entrò di slancio dalla porta laterale aperta, mettendo in sicurezza il corridoio mentre Kayla correva al piano di sopra. Ivy dormiva profondamente nel suo letto, con la guancia premuta contro il suo coniglio di peluche. Due minuti dopo, Gomez comunicò via radio: «Centrale, la chiamante vuole parlare con voi.» La voce di Kayla risuonò attraverso la linea, tremante ma autentica: «Non ho mai saputo il tuo nome...» Teresa tirò un sospiro di sollievo. «Sono Teresa. Sono felice che tu stia bene, Kayla.»