La nebbia mattutina aleggiava bassa sull’Atlantico, così fitta da inghiottire la costa della Florida e sfumare il confine tra mare e cielo. Mike Hendris guidava la sua barca in vetroresina oltre le scogliere poco profonde, mentre il leggero tintinnio del suo motore fuoribordo riecheggiava su un oceano innaturalmente calmo. Nessun uccello volteggiava in cielo e nessuna altra imbarcazione rompeva l’orizzonte liscio come uno specchio.
Per anni quella solitudine era stata il suo rifugio, un tranquillo riparo da un mondo esigente. Ma oggi quel silenzio opprimente sembrava diverso, quasi vigile. Dopo aver spento il motore sopra una profonda fossa sottomarina, Mike mise l’esca all’amo e calò il piombo nelle acque scure sottostanti. Mentre il piombo affondava nelle profondità buie, un’improvvisa brezza fredda increspò la superficie, facendogli venire la pelle d’oca sulle braccia.
Si versò una tazza di caffè nero e si appoggiò alla falchetta, osservando la punta della canna da pesca che ondeggiava dolcemente al ritmo delle onde. Sotto lo scafo, qualcosa di enorme si stava muovendo nell’oscurità, dirigendosi verso l’esca con implacabile determinazione.