Marco rimase al sicuro all’interno della cabina d’acciaio del suo trattore, lasciando il motore acceso a regime ridotto. Attraverso il vetro spesso del finestrino, osservò la mamma orsa, disorientata, che seguiva le grida frenetiche provenienti dall’antico cedro. Si affrettò verso il tronco, premendo il muso contro l’apertura che Marco aveva praticato nel legno ed emettendo grugniti sommessi e delicati.
Incoraggiati dalla sua voce familiare, i due cuccioli usarono i bordi irregolari del taglio praticato da Marco con la sega a mano come appiglio. Uno dopo l’altro, si arrampicarono fuori dal cavo buio dell’albero, rotolando oltre il bordo e rifugiandosi nella folta pelliccia della madre.
La mamma orsa li leccò freneticamente, controllandoli attentamente prima di condurli nel cuore della fitta e protetta natura selvaggia del crinale superiore, ben al di là della portata delle strade forestali. La mattina seguente, la nebbia finalmente si diradò, lasciando la foresta inondata dalla luce brillante del sole. Marco tornò sul posto con la sua squadra. Raccolse i suoi attrezzi e avvolse l’antico cedro con del nastro adesivo arancione brillante, contrassegnandolo come un santuario protetto in modo permanente, lasciato eretto e intatto nella tranquilla foresta.