Arthur rimosse altri quattro mattoni, allargando l’apertura fino a trasformarla in una breccia frastagliata. Robert si sporse in avanti, con il cuore che gli batteva forte mentre il raggio di luce seguiva l’antico passaggio che svaniva nell’oscurità. Fu colto da un senso di vertigine: per vent’anni aveva camminato su quel pavimento, completamente ignaro dell’enorme tunnel che si trovava proprio dietro la sua parete.
«Che cos'è?» sussurrò Arthur, con la voce leggermente tremante, mentre si avvicinava alla breccia.
Robert gli porse la torcia senza dire una parola. Arthur scrutò nell’oscurità, impallidendo quando il fascio di luce illuminò la distesa infinita e in ombra di pietra scolpita. «Non scenderemo lì sotto da soli», disse Robert, allontanandosi dalla fredda corrente d’aria. «Rimetti la barriera. Chiamiamo una squadra di professionisti.»