«Non lascerò perdere, Priya. Non dopo quello che è successo il mese scorso», disse Luis con fermezza. Anziché fare marcia indietro, iniziò a mettere insieme un fascicolo inattaccabile. Ad ogni singolo turno, usciva all’aperto per scattare foto ad alta risoluzione, registrare precisi timestamp e calcolare i secondi esatti persi dalle ambulanze in arrivo. Iniziò persino ad assegnare soprannomi coloriti ai recidivi all’interno del suo taccuino di pelle.
«Guarda, ecco di nuovo “Prime Time”», mormorò Luis sottovoce rivolgendosi a una caposala un pomeriggio, mentre scattava una foto veloce alla Mercedes argentata di Trent Sterling, con il motore acceso proprio sotto la lampada di emergenza. «Pensa che avere la sua faccia su un cartellone pubblicitario gli dia diritto a un parcheggiatore personale.»
Poi c'era il “Dr. VIP”, un chirurgo plastico presuntuoso che ogni giovedì pomeriggio, puntuale come un orologio, parcheggiava la sua Porsche con carrozzeria allargata vicino alle porte del pronto soccorso. Luis documentava ogni singola infrazione con silenziosa e ossessiva precisione.