Il dottor Luis, medico di guardia al pronto soccorso, si precipitò attraverso le porte automatiche in vetro del pronto soccorso, spingendo una pesante barella metallica affiancato da due paramedici senza fiato. A bordo dell’ambulanza c’era un paziente cardiopatico in condizioni critiche, ma un SUV rosso luccicante era parcheggiato proprio al centro della corsia riservata alle ambulanze, completamente abbandonato dal conducente.
«Dobbiamo fare il giro lungo passando dalla rampa di carico laterale!» gridò Luis sovrastando il suono della sirena, mentre le sue scarpe da ginnastica di gomma slittavano sull’asfalto bagnato mentre facevano girare il pesante carrello.
Hanno perso tre minuti cruciali, da cardiopalma, per districarsi tra le curve strette del corridoio di servizio. Il paziente ha superato l’intervento, ma l’assoluta assurdità di quel ritardo ha tormentato l’anima di Luis per settimane. I cartelli sbiaditi dell’ospedale con la scritta «Vietato parcheggiare» penzolavano mollemente sulla facciata in mattoni, completamente ignorati da ogni automobilista egoista della città. La sua pressione sanguigna schizzava alle stelle ogni volta che metteva piede fuori.