Marcus entrò nell’oscurità cavernosa del vecchio archivio della contea, mentre il fascio di luce della sua torcia scrutava le infinite file di scaffali metallici arrugginiti. Si fece strada tra i corridoi silenziosi verso il caveau sotterraneo, convinto che Daniel fosse con le spalle al muro. «Dan, è finita. Dove sei? Dobbiamo parlare», gridò Marcus nell’oscurità, con un tono intriso di disperata urgenza. «So dei registri della corruzione. Lascia che ti consegni alle autorità prima che il dipartimento ci chiuda i battenti a entrambi».
Una figura emerse dall’ombra, inondata dalla fioca luce lunare che filtrava dalle alte finestre del cleristorio. Era Daniel: pallido, esausto, ma che teneva testa senza alcuna arma. «Stai ancora facendo il protettore, Marcus?» disse Daniel a bassa voce, con un profondo dolore che gli appesantiva la voce. «Sai bene che non sei venuto qui per salvarmi. Sei venuto per portare a termine ciò che hai iniziato al magazzino. So che sei in combutta con il Sindacato e che accetti i loro soldi sporchi.»
Marcus si bloccò quando si rese conto che Daniel sapeva tutto. Daniel lo fissò dritto negli occhi, mettendo a nudo la verità che Marcus aveva cercato con tutte le sue forze di seppellire. «Eri tu a gestire l’organizzazione di estorsione, Marcus. Hai cercato di farmi sparire», continuò Daniel, con la voce che riecheggiava nell’ampio spazio. «Ho inscenato la mia morte per allontanarmi da te. La telefonata a Lily serviva solo a farle sapere che suo padre era vivo… e tu l’hai usata per rintracciarmi.»