Durante una bufera di neve con una temperatura di -15, il cane di una donna di 72 anni continuava a ringhiare contro la finestra. Quando lei guardò oltre il vetro, le si gelò il sangue nelle vene…

Evelyn abbassò lo sguardo su Duke. La strana agitazione del cane, la sua attenzione rivolta alle assi del pavimento, i suoi improvvisi segnali di allarme… non si era trattato né di paranoia né di un’immaginazione troppo fervida. Duke aveva percepito e avvertito le fratture da stress nelle profondità della terra molto prima che la tecnologia umana fosse in grado di rilevarle.

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«Dobbiamo portarti al riparo prima che subentri l’ipotermia», disse Evelyn con fermezza, ma con tono più mite. «E poi dobbiamo segnare quella cresta sul retro». Tornarono indietro insieme attraverso la bufera di neve, guidati dall’incrollabile passo di Duke. Una volta tornati nella calda baita, Evelyn fornì coperte asciutte e tè caldo, mentre la dottoressa Aris utilizzò la sua attrezzatura satellitare per inviare un allarme di emergenza a Marcus e al dipartimento forestale dello Stato.

Al mattino, la tempesta si era placata, lasciando spazio alla luminosa luce solare invernale su un paesaggio tranquillo. Le squadre di soccorso arrivarono per allestire un perimetro di sicurezza attorno alla cresta instabile, confermando così la validità delle ricerche della dottoressa Aris. Seduta sulla veranda con una tazza di bevanda calda in mano, Evelyn posò la mano sulla testa di Duke. Non era un bersaglio immaginario né una donna fragile che vedeva ombre ovunque: era una sopravvissuta, sostenuta dal fedele cane che suo marito le aveva lasciato.

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