La mattina seguente iniziarono i grandi lavori di scavo. Laura era in piedi all’imbocco del vialetto e osservava una gru pesante che si posizionava vicino all’albero per evitare di danneggiare la sua casa. Con un forte scricchiolio del metallo contro il terreno, la gru estrasse dal suolo l’oggetto sepolto.
Laura rimase senza fiato. Il serbatoio era enorme, molto più grande di quella piccola porzione che Daniel aveva scoperto. Era completamente ricoperto di ruggine scura, e dal fondo arrugginito gocciolava un fango nero che finiva in una vaschetta di raccolta.
«Il petrolio che fuoriusciva stava soffocando il terreno», spiegò la dottoressa Ward, avvicinandosi a Laura. «Le radici dell’albero erano cresciute proprio attorno al serbatoio. Man mano che il petrolio fuoriusciva, uccideva l’erba e avvelenava l’albero». «L’albero sopravviverà?», chiese Laura a bassa voce, guardando il grande buco vuoto nel suo prato. «Abbiamo eliminato il veleno in tempo», disse gentilmente il dottor Ward. «Ora dobbiamo solo dargli il tempo di guarire».