Il nonno trova dei gattini nel suo fienile – poi il veterinario alza lo sguardo verso il fienile e impallidisce

«Parlale», disse il veterinario. «Qualsiasi cosa. Fai in modo che ti guardi.» Così Walt parlò. Raccontò alla lince rossa dell’inverno del ’78, quando la neve arrivava fino alla ringhiera del portico. Le raccontò di Rusty da cucciolo. All’inizio la sua voce tremava, poi si fece più ferma, e gli occhi gialli della lince rossa si posarono su di lui e vi rimasero fissi.

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Il dottor Okafor scivolò lateralmente sulla ghiaia, un pollice alla volta, finché l’estremità del palo non si trovò a un piede dalla sua spalla. Poi spinse. La lince rossa si girò di scatto con un ringhio e si lanciò in avanti, un passo, due, trascinando il filo. La veterinaria barcollò all’indietro, sbattendo contro la ringhiera del portico. Per un lungo secondo rimase lì, con i denti scoperti, a tre piedi dagli stivali di Walt.

Poi si voltò, afferrò il gattino e zoppicò sotto il portico. Dall’oscurità sotto le assi si udì un ringhio sommesso. Dopodiché, più nulla.

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