Una baita ricostruita con ciò che era rimasto
Visto dall’esterno, il cottage sembra far parte integrante della proprietà, piuttosto che essere stato semplicemente “posato” lì sopra. Kayla ha lavorato su un annesso esistente che era sopravvissuto all’incendio, trasformandolo poi in una casa. Il legno stagionato, i materiali riciclati e le aggiunte conferiscono alla struttura un aspetto decisamente artigianale. Nulla sembra rifinito a scopo espositivo. Sembra piuttosto un edificio che si sia lentamente adattato alla sua nuova destinazione d’uso.
Questo approccio si riflette anche nell’esterno. I materiali di recupero sono stati riutilizzati ovunque fosse opportuno, mentre la vegetazione circostante rimane parte integrante del panorama. La casetta è immersa tra gli alberi e le aree verdi aperte, anziché essere separata da essi da un ordinato paesaggio suburbano. Porte e finestre collegano l’interno con l’esterno, lasciando entrare la luce del giorno e rendendo lo spazio ridotto meno chiuso.
Il contesto spiega anche perché la casa debba essere così autosufficiente. Non ci sono condutture idriche, allacciamenti fognari né servizi domestici che aspettano al confine della proprietà. Kayla ha dovuto creare quei sistemi da sola. L’acqua piovana viene raccolta, l’energia elettrica proviene dai pannelli solari e il calore dalla combustione della legna. Da lontano, la baita sembra semplice. Da vicino, però, diventa chiaro che dietro quella semplicità si nasconde una grande riflessione.