Ma era un cortile. Uno vero. Cooper si sedette accanto alla porta sul retro. “Sì, va bene”, disse Brian, aprendola. Il cane scattò fuori e si mise a correre sull’erba con pura gioia, col naso basso, zigzagando tra gli odori freschi della pioggia e della terra bagnata. Brian si appoggiò alla porta e lo guardò, sorridendo suo malgrado.
Poi Cooper si fermò. Vicino all’angolo posteriore sinistro del cortile, rimase completamente immobile. Le sue orecchie si aguzzarono. Abbassò la testa e annusò con forza una zona del terreno. Poi grattò una volta. Poi di nuovo. “Cooper” Il cane lo ignorò e iniziò a scavare.